“Il nostro server è in RAID, quindi i dati sono al sicuro.” È una frase molto diffusa, e nasce da un equivoco: RAID e backup rispondono a due domande diverse. Il RAID risponde a “il servizio continuerà a funzionare se si guasta un disco?”. Il backup risponde a “posso riavere i miei file esattamente come erano ieri, o il mese scorso, qualunque cosa accada?”. Confonderli equivale a credere che la ruota di scorta protegga da un incidente stradale.

Disponibilità e recuperabilità: due obiettivi distinti

La disponibilità è la capacità di un sistema di restare raggiungibile nonostante un guasto hardware. La recuperabilità è la capacità di tornare a uno stato precedente e integro dei dati dopo un incidente, qualunque ne sia la causa. Un sistema può essere molto disponibile e al tempo stesso impossibile da ripristinare: è esattamente il caso di un array RAID privo di una copia indipendente.

Il RAID lavora sulla prima domanda. Mantiene in piedi il servizio quando un componente meccanico cede. Non conserva né cronologia, né versioni precedenti, né una copia situata altrove. Tutto ciò che viene scritto sul volume, errori compresi, viene scritto su ogni disco con la stessa fedeltà.

Che cosa fa davvero il RAID

La sigla risale al 1987, a un rapporto tecnico dell’Università della California a Berkeley firmato da David Patterson, Garth Gibson e Randy Katz. La “I” significava inizialmente inexpensive (economico) ed è stata poi ridefinita in independent. L’idea di partenza era combinare più dischi piccoli per ottenere prestazioni e tolleranza ai guasti superiori a quelle di un singolo disco di grandi dimensioni.

A seconda del livello, il RAID combina tre meccanismi: la distribuzione dei dati in strisce (striping), la copia identica (mirroring) e il calcolo della parità. RAID 1 e RAID 10 si basano sulla copia, RAID 5 e 6 sulla parità, mentre il RAID 0 non offre alcuna ridondanza. Per un confronto livello per livello, rimandiamo al nostro articolo sulle configurazioni RAID. Qui conta un punto: tutti questi meccanismi proteggono dal guasto di un disco, non da ciò che accade ai dati stessi.

Cinque situazioni in cui il RAID non cambia nulla

Schema di un volume RAID 1 a due dischi: un file eliminato o cifrato sul disco A viene copiato subito sul disco B, quindi entrambi i dischi mostrano lo stesso stato alterato.

1. Cancellazione ed errore umano

Una cartella eliminata per errore, uno script di pulizia mal impostato, un file sovrascritto da una versione più vecchia: l’operazione viene applicata a tutti i dischi in pochi millisecondi. Uno specchio non ha memoria, riproduce lo stato corrente. Solo un backup datato permette di tornare indietro.

2. La corruzione logica

Un aggiornamento non riuscito, un file system danneggiato dopo uno spegnimento improvviso, un database scritto a metà: il controller vede coerenza perché ogni blocco è identico da un disco all’altro. La coerenza hardware non equivale all’integrità dei dati. Una corruzione può inoltre restare silenziosa per settimane e finire copiata in tutti i backup recenti, se questi non conservano abbastanza cronologia.

3. Il ransomware

Un ransomware non si occupa dei dischi: cifra i file usando i permessi di un account o di un servizio. Per l’array RAID queste scritture sono del tutto legittime, quindi le protegge e le replica. I NAS esposti a Internet lo hanno mostrato nel gennaio 2022 con la campagna DeadBolt, che secondo i primi conteggi pubblicati ha cifrato oltre 3.600 dispositivi QNAP. Un altro punto di attenzione: una condivisione di backup montata in modo permanente sulla rete è esposta alla stessa cifratura di tutto il resto. Questo scenario è approfondito nel nostro articolo sul recupero dei dati dopo un attacco ransomware.

4. Il controller, l’alimentazione e il firmware

Il RAID sposta il punto di guasto senza eliminarlo: la scheda controller (o il livello software del NAS) diventa un componente critico da cui dipende la lettura dell’intero array. Conserva i metadati che descrivono la geometria del volume, e un suo guasto, o un aggiornamento del firmware difettoso, può rendere illeggibile il volume anche quando i dischi sono intatti.

Anche l’alimentazione ha un ruolo. Un’interruzione nel mezzo di una scrittura può lasciare una striscia di dati e la sua parità in uno stato incoerente, quello che la letteratura tecnica chiama “write hole” del RAID 5. Controller con cache protetta da batteria, gruppi di continuità e meccanismi di journaling riducono il rischio senza eliminarlo, e una batteria della cache esaurita in modalità write-back è un punto debole da tenere sotto controllo.

5. Sinistri e furto

Incendio, danni da acqua, sovratensione, furto dell’apparecchiatura: tutti i dischi si trovano nello stesso chassis, nella stessa stanza, sulla stessa linea elettrica. Ciò che distrugge un disco distrugge gli altri. Una copia che deve sopravvivere a questi eventi si trova necessariamente altrove.

Che cosa copre il RAID e che cosa copre un backup isolato

IncidenteRAIDBackup isolato e versionato
Guasto di un discoCoperto (a seconda del livello)Utile, ma ripristino più lento
Cancellazione accidentaleNon copertoCoperto
Corruzione logica o silenziosaNon copertoCoperto se la cronologia è sufficiente
RansomwareNon copertoCoperto se la copia è fuori dalla portata della rete
Guasto del controllerNon copertoCoperto
Incendio, acqua, furtoNon copertoCoperto se la copia è fuori sede

La ricostruzione: un rischio in più

Quando si sostituisce un disco in un array RAID 5 o RAID 6, il sistema rilegge tutti gli altri dischi per ricalcolarne il contenuto. Con capacità elevate l’operazione dura da diverse ore a diversi giorni e sollecita intensamente dischi della stessa età, spesso dello stesso lotto, che hanno vissuto le stesse condizioni. Un secondo guasto o un errore di lettura in questa fase può far fallire la ricostruzione. Senza backup, non resta nulla da ripristinare. Le precauzioni da adottare sono nella nostra guida alla ricostruzione RAID senza perdita di dati.

Dal RAID alla regola 3-2-1

La regola 3-2-1, resa popolare a metà degli anni 2000 dal fotografo Peter Krogh, sta in tre numeri: tre copie dei dati, su due supporti diversi, di cui una conservata fuori sede. Il nostro articolo sulla regola di backup 3-2-1 spiega come applicarla. Il RAID ha un posto preciso al suo interno: fa parte della prima copia, quella di produzione. Più dischi non equivalgono a due copie, perché condividono lo stesso chassis, lo stesso controller, lo stesso file system e gli stessi accessi.

Schema della regola 3-2-1: copia 1 sul server in RAID (produzione), copia 2 su un NAS o disco esterno, copia 3 fuori sede, con una separazione dalla rete di produzione.

Alcune varianti più recenti aggiungono un requisito: almeno una copia offline o immutabile, che non possa essere modificata o cancellata dalla rete di produzione, e ripristini testati senza errori. Sono le due salvaguardie che evitano che un ransomware porti via il backup insieme alla produzione.

Una parola sugli snapshot offerti da molti NAS: forniscono una cronologia preziosa contro cancellazione e corruzione, ma risiedono sullo stesso volume. Completano un backup, non lo sostituiscono.

Verifiche da fare subito

  • Sapere dove si trova ogni copia dei dati e su quale supporto, contando il server RAID come una sola copia.
  • Conservare almeno una copia fuori sede, o scollegata dalla rete tra un backup e l’altro.
  • Mantenere una cronologia sufficiente per tornare prima di una corruzione lenta, non soltanto l’ultimo backup.
  • Limitare i permessi dell’account che scrive i backup: non deve poterli cancellare né modificare.
  • Provare un ripristino reale, completo, a intervalli regolari, annotando quanto tempo richiede.
  • Monitorare lo stato dei dischi (SMART), il gruppo di continuità e, se presente, la batteria del controller.

Se il guasto è già avvenuto

Se un volume RAID è fuori servizio e non esiste un backup utilizzabile, i primi gesti contano. Evitate di avviare una ricostruzione, una risincronizzazione o l’inizializzazione del volume, di reimpostare il controller o di riordinare i dischi. Ciascuna di queste azioni scrive sui dischi e può cancellare le informazioni di configurazione da cui dipende l’analisi. Spegnete l’apparecchiatura, annotate l’ordine dei dischi e conservateli così come sono. Un laboratorio potrà quindi lavorare su immagini dei dischi, senza sollecitare ulteriormente gli originali. Per i server interessati, consultate la nostra pagina sul recupero dati da server RAID.

Il RAID resta un ottimo strumento di disponibilità. Abbinato a un backup indipendente, versionato e testato, diventa un anello di una protezione completa. Da solo, copre un solo tipo di incidente tra tutti quelli che minacciano i vostri dati.