Il disco rigido e la sua corsa alla capacità non finisce mai. Mentre si pensava che il disco rigido classico avesse raggiunto la sua capacità massima di archiviazione e stesse per essere via via superato dal disco rigido SSD, nuove tecnologie vedono la luce per aumentarne la capacità e migliorarne le caratteristiche generali, tra cui la velocità di trasferimento.
Dopo l’annuncio, qualche mese fa, dell’uscita di un disco rigido a elio da 10 TB da parte di Western Digital, poco dopo è il turno del suo concorrente diretto Seagate di lanciare il proprio modello.
(Per ricordare, il primo disco rigido a elio è stato lanciato nel 2013 da HGST, filiale di Western Digital, la dimensione del disco rigido era allora di 6 TB)
L’elio, essendo meno denso dell’aria, apporta miglioramenti su molti aspetti.
Permette un attrito minore nei movimenti della testina di lettura così come un miglioramento della rotazione dei piatti.
Tra i miglioramenti, la riduzione del consumo energetico e la riduzione del calore emesso dal disco rigido. E sappiamo, in qualità di esperti del recupero dati da Chronodisk, che più un disco rigido si scalda, meno lunga sarà la sua durata di vita. Numerose serie di dischi Seagate hanno confermato negli ultimi anni questo parametro diventato infallibile.
Grazie agli attriti minori, la distanza tra due piatti è ridotta, il che permette di aumentare il numero di piatti all’interno dell’involucro metallico… La capacità di memoria del disco rigido ne risulta quindi migliorata.
Infine, il fatto che questi disco rigido siano chiusi ermeticamente per conservare l’elio riduce l’umidità e diminuisce i contaminanti esterni. Precisiamo che in un disco rigido classico l’aria ambiente di una stanza circola all’interno passando attraverso un filtro di fibre sintetiche, lasciando passare fine polvere che a lungo andare rovina le testine di lettura e più drammaticamente lo strato ferroso magnetico dei piatti.
Ecco qui di seguito le differenze visibili tra un disco rigido “classico” e un modello a elio

Il disco rigido a elio da 10 TB rende più difficile il recupero dati
Questi disco rigido a elio sono molto più costosi ma consentono condizioni di funzionamento molto più intensive. Sono molto costosi e mirano quindi a un pubblico professionale molto specifico come i data center, i grandi attori del web (come i provider di siti internet ad esempio) e altre grandi strutture.
Sul sito MacWay si possono trovare questi disco rigido a elio intorno ai 700€ per una capacità di 8 TB.
Avvertenza particolare legata alla nostra attività: come tutte le tecnologie recenti, pochi casi sono già stati trattati dal nostro laboratorio. Ovviamente, grazie all’elio, la riduzione degli attriti delle parti dovrebbe garantire una durata di vita eccezionale a questi disco rigido estremi. Non abbiamo ancora sufficiente esperienza per valutare il guadagno di affidabilità, e sapere se la differenza di prezzo con un modello di disco classico o SSD è giustificata. A differenza dei disco SSD, il disco a elio è altrettanto vulnerabile agli urti o anche ai micro-urti quanto un disco rigido classico.
Il recupero dei dati in caso di guasto di un disco elio è invece molto più costoso e più laborioso, diciamolo chiaramente! Oltre alle attrezzature classiche in sala bianca, questo richiede strumenti molto specifici anche solo per aprire il coperchio del disco rigido: questo deve essere fatto con la microfresatrice tutt’intorno alla struttura metallica del disco, che di conseguenza produce moltissima polvere… In una sala pulita dove si combatte la polvere, questo non fa buona coppia. Una volta aperto il disco e volatilizzato l’elio… è ancora più complicato perché la scarsa distanza tra ogni piatto del disco rende le operazioni molto più rischiose! Qualsiasi tremore dell’operatore durante l’estrazione delle testine di lettura è da evitare, altrimenti è garantita la catastrofe.
